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Come ho scoperto l’america…no, il latino americano! Febbraio 9, 2007

Inviato da advhertz in : Free Software , trackback

…Andrea, un mio caro amico di Padova, mi chiama e mi disse: “Dai andiamo in un locale dove si balla latino americano, ci divertiremo!…”

Lì per lì pensavo di dirgli di lasciare stare quel tipo di locale in quanto non sono proprio un amante del ballo, soprattutto del latino americano e poi non ho mai mosso un piede con quella musica…

Anzi si, ma le pochissime volte che in passato ho provato a muovere un piede, ho avuto dei risultati pessimi e ho sentito che il mio corpo non rispondeva assolutamente a nessun comando io cercavo di dargli: movimenti coordinati di piedi, anca, bacino e spalle.

E’ che fondamentalmente sono un “ciocco di legno”, la mia musicalità è tutta interiore, intima, segreta e soprattutto poco esteriorizzata. L’unico “movimento musicale fisico” che riesco ad esprimere è lo schiocco di dita od il battito di mani, pensate voi!

Comunque, ripensandoci su un momento e pensando che tanto alla fine male che andava avrei passato la sera come al solito quando vado in questi locali a battere il tempo con le mani sul tavolo, ho risposto al mio amico che non c’erano problemi e che sarei andato con lui in questo locale.

Durante il viaggio, discutendo sulle varie distinzioni che esistono tra i modi di ballare latino americano, legati fondamentalmente al tipo di musica, sia essa una salsa piuttosto che un mambo o una rumba ad esempio, lui e la sua ragazza mi dicono che mi avrebbero fatto un corso accelerato sui primi passi da fare per “muovermi”.

Iniziai subito a pensare che sarebbe stato l’ennesimo disastro! Entriamo nel locale, ci sediamo ad un tavolo e nell’ora che segue conversiamo tranquillamente su argomenti di varia natura.

Quando abbiamo toccato l’argomento scottante, e cioè i balli latino americani, ho iniziato a spiegare loro le mie personali critiche sul moderno modo di interpretare questa espressione artistica che è il ballo appunto e che condivido con voi ora:

Non sopporto la tendenza tutta italiana (secondo me generalizzando anche occidentale) di razionalizzare e standardizzare tutto e tutti il quale sfocia in una critica attenta e scrupolosa, semplicistica, superficiale ed allo stesso tempo maniacale di ogni attività che l’uomo moderno svolge senza pensare un attimo alle emozioni, alle sensazioni, al respiro, al cuore.

Questa modalità critica applicata, come una sorta di modus vivendi ad una attività artistica come il ballo, e quindi secondo me in quanto artistica per definizione intima, genuina e libera, sfocia in quei pessimi e decadenti balli di gruppo all’interno della quale sembra di partecipare ad una partita di calcetto “tutti contro tutti”; dove ognuno, invece di lasciarsi andare perdendo la propria individualità per creare un’unica entità gioiosa che condivide, senza criticare, le proprie emozioni,

mantiene il proprio “spazio vitale” all’interno della quale coltiva il suo “singolo divertimento”.

Ed egli osserva, e giudica e critica il prossimo solo perché non rispetta i movimenti canonici, che tutti si aspettano che faccia, standard.

E nel ballo di coppia invece? Anche lì, continuando con la metafora calcistica, è una “partitella due contro due” nella quale ogni coppia sembra concorrere una con l’altra per fare gol nella propria squadra, per fare il movimento più figo, quello che colpirà tutti quanti, quello attraverso la quale saranno al centro dell’attenzione e batteranno tutti quanti vincendo la partita!

In conclusione questa mia critica non è altro che la critica che muovo contro uno dei mali della nostra società, quell’individualismo capitalistico che trasforma ogni essere umano in una società per azioni dedita solo ad abbattere la concorrenza e a fare soldi ma soprattutto a non condividere nulla se non per venderlo.

Mi fermo qui perché non è delle teorie Marx che voglio parlare, casomai questo è tema per un altro articolo.

Ma torniamo alla serata. Quando i miei amici hanno iniziato a ballare insegnandomi qualche primo passo di danza, dopo un primo momento di disagio ed incertezza, lasciati i miei pensieri librarsi in aria, nel vuoto, e concentratomi sulla musica, sui movimenti dei miei amici e delle altre coppie che danzavano, sentii le mie gambe muoversi e vivere, stavo ballando!

E questo mi piaceva, mi piaceva molto.

Soprattutto quando ad un certo punto è venuta una ragazza sudamericana, barista del locale alla quale mi sono rivolto dicendogli che non avevo mai mosso un passo di danza prima d’ora quando venne da noi per l’ordinazione, che, vedendomi ballare da solo, si avvicina accennando dei passi di danza.

Lei, con fare molto sensuale e facendo gesto di voler ballare con me, mi prende la mano e mi fa cenno di metterle la mano dietro la schiena, adottando la posizione classica del ballo di coppia.

Notavo da come lei si muoveva che i movimenti che stava facendo non erano dettati dalla voglia di mettersi in mostra, di apparire, di dimostrare qualcosa a non si sa chi, erano movimenti naturali e genuini, erano per lei una cosa normale come respirare.

Non appena l’ho presa ho sentito una carica di vita e di gioia che non avevo mai sentito prima.

Ora, non è che lei fosse la prima che abbraccio, intendiamoci, finora ne ho avute di donne nella mia vita!

Sarà stata la musica coinvolgente (quella fatta bene, con il cuore, non tutta la musica latino america lo è!), l’emozione del ballo, i movimenti sensuali di lei, non so, sta’ il fatto che per la prima volta mi sentivo a proprio agio nel ballo e guardando lei, i miei amici e gli altri che ballavano, percepivo che si stava creando quella unica entità gioiosa di cui parlavo prima.

Nessuno guardava l’altro con occhio attento e critico, c’era un’atmosfera di frenesia si, ma non era creata dalla razionalità e la tensione del giudizio, ma dalla musica, dai nostri respiri, dai nostri battiti.

E’ stato molto bello. Anche quando lei, la barista sudamericana, mi ha lasciato, proseguendo a ballare da solo non è cambiato niente, sentivo ancora dentro di me quella atmosfera che si era creata.

Come Colombo scoprì l’America, anche io ho scoperto una passione che avevo nascosta dentro di me soffocata da una coltre di pensieri “iperrazionali” dettati dalla vita moderna e che per pigrizia, anche se intimamente sapevo esserci, non esprimevo. Sento che d’ora in avanti coltiverò anche questa passione.

Spero che questo articolo possa essere utile per quelli di voi che la pensano come la pensavo io sui balli latino americani.

Fatemi sapere cosa ne pensate e, se volete, raccontate anche la vostra storia.

Ciao,

Advhertz.

Commenti»

1. VALECK - 13 Febbraio 2007

non riesco proprio a farmelo piacere eppure ci ho provato un sacco di volte ad andare e ballare anche ma… è più forte di me!!!!

METAL UP YOUR ASS!!!!!

2. steblizz - 16 Febbraio 2007

Yeah man!!! …vedo che il metallo pervade!!!

3. sciocco - 20 Febbraio 2007

forse per la prima volta ti sei disinteressato degli altri..
sei solo uno che teme il giudizio delle persono e ne soffre, infatti giudichi il modo di divertirsi altrui e vorresti imporrre delle regole allo stare insieme che siano su misura per te perchè non sei sicuro di te stesso..
pensaci….

4. advhertz - 20 Febbraio 2007

Sciocco…curioso il nome che ti sei dato…
cmq: si è vero, per la prima volta mi sono disinteressato del giudizio degli altri, ma semplicemente perché non c’era nessuno che giudicava, ne me, ne nessun altro;
E’ un bel po’ che non temo il giudizio altrui anzi, il giudizio sincero e costruttivo, nato dall’osservazione e dalla ponderazione ora lo cerco sempre, lo reputo un passaggio obbligato per una mia continua crescita interiore - come vedi ho approvato il tuo commento ;-) - figurati quindi se posso soffrirne in qualche modo; intimamente soffro (ma ultimamente sto imparando a fregarmene, è energia sprecata…) invece, per coloro che non riescono ad aprire gli occhi per vedere che esiste un “modus vivendi” ed un realtà unica che ci accomuna tutti in quanto uomini, che questa realtà, se vissuta con lo strumento corretto, il giusto modo di vivere, è sempre vera e buona e giusta. (e non uso queste parole a caso);
quella che neanche tu, sciocco, ancora riesci a percepire…io non impongo assolutamente delle regole allo stare insieme, cerco solo di dire che lo stare insieme “veramente”, senza secondi fini, dare/avere o altri interessi vari, lo stare insieme, che è condivisione e apertura e che è parte integrante e motore di quella realtà “vera”, è offuscato ed annullato dal moderno superficiale modo di vivere; quello appunto che spinge te a pensare male delle mie parole (rileggi bene quello che ho scritto e ripensaci su tu), quello che fa agire e pensare ognuno a se stesso e basta, quello che porta al raggiungimento del tutto subito sempre e comunque senza neanche pensare a quello che si fa, per concludere, quello che fa “vivere senza amore”… fammi sapere sciocco…Ciao